Convegno "No al Cyberbullismo"

 

A seguire gli articoli del quotidiano Libertà ed il servizio di Telelibertà dedicati all'evento.  

Bersagliato di insulti sui social e costretto a cambiare scuola

Tra le storie di cyberbullismo in vetrina anche una ragazza filmata ubriaca durante una festa e finita sugli “smart” di mezza città

C’è uno studente piacentino che arriva in una classe nuova. Pensa che l’integrazione possa essere semplice. Invece viene bersagliato di insulti e prese in giro in particolare sui social network. Sarà costretto a cambiare scuola.

C’è una ragazza che va a una festa, è elettrizzata. Beve qualche drink di troppo e quel che succede dopo nella toilette finisce in un video che fa il giro degli smartphone di mezza città. C’è infine il boss della classe che quando va negli spogliatoi dopo l’ora di educazione fisica pretende di fare la doccia per primo sottomettendo tutti gli altri. Non tutti possono godere della felicità che ispira una giornata di sole.

C’è chi si chiude in se stesso, nella sua solitudine, nella paura di uscire di casa, nella voglia di farla finita. Perché "quello che si scrive sul web è reale, è per sempre. E può danneggiare la vita di una persona in maniera irreversibile. Basta anche solo un “like” per ferire, per uccidere".

E’ il messaggio lanciato dal convegno “no al cyberbullismo” che si è tenuto, venerdì 11 maggio, nell’aula magna dell’ISII Marconi. Un incontro fortemente voluto dalla consulta degli studenti di Piacenza per dire con chiarezza ai ragazzi (e non solo) che "il bullismo fa molte vittime: chi lo mette in pratica, chi lo subisce e chi non fa nulla per denunciarlo. Bisogna combattere la vergogna e denunciare".

L’incontro è stato partecipato e ha visto le delegazioni di alcuni istituti scolastici di Piacenza raccontare, attraverso indagini interne, questionari e raccolta di testimonianze, lo spaccato di una realtà che fa sempre più paura, con meandri ancora inesplorati.

I protagonisti attivi, denotando una grande maturità, sono stati proprio gli alunni: Chiara Clelia Paduano e Martina Preziosi del Colombini; Simone Topalovic e Lucrezia Galli del Gioia; Enrica Maggi e Diego di Palma del Marconi-Leonardo da Vinci; Sara Magnaschi e Amedeo Conti del Marconi paritario; Annalisa Maggi e Diego Suarez del Mattei di Fiorenzuola; Enea Bonati e Jurgen Xama del Raineri-Marcora; Francesca Gatti e Daniele Rossetti del Respighi; Iuri Gradinar e Nunzia Cepollaro del Romagnosi-Casali; Chiara Ferrari e Caterina Lombi del liceo San Benedetto; Alexia Ponzo e Luca Uggeri del Tramello-Cassinari; Davide Bernini e Mattia Mazzocchi del Volta di Castelsangiovanni.

"Da gennaio abbiamo intrapreso questo progetto sul cyberbullismo perché secondo noi è un argomento importante da trattare per i giovani - ha spiegato Lucrezia Galli, presidente della consulta studentesca - la tecnologia, al di là delle straordinarie opportunità che sa offrire, può anche portare alla deriva se non usata correttamente. E’ importante affrontare questi temi con le nostre generazioni. E questo convegno voleva essere un modo per incentivare le persone a fare qualcosa per combatterlo". Suspendisse tellus sem, imperdiet.

Marcello Pollastri

Dal quotidiano Libertà di sabato 11 maggio 2018 

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I ragazzi della Consulta degli studenti, organizzatori del seminario

Cyberbullo vigliacco nascosto dietro a nickname e tastiera

L’intervento in cattedra del comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Corrado Scattaretico

"Il bullo è un vigliacco. Il cyberbullo è un vigliacco al quadrato perché si nasconde dietro un nickname e una tastiera. Ragazzi, quello che dovete fare è non lasciare solo chi viene dileggiato, deriso, umiliato. Ma aiutarlo".

Si è messo nell’ottica della vittima il colonnello Corrado Scattaretico, comandante provinciale dei carabinieri, una delle autorità che ha partecipato al seminario “No al cyberbullismo” organizzato dalla consulta degli studenti all’aula magna dell’ISII Marconi (referenti professoresse Ada Guastoni e Cristina Rebecchi).

Sia Scattaretico, sia il sovrintendente capo Pietro Vincini della polizia postale, sia l’assessore ai servizi sociali Federica Sgorbati, hanno insistito su un concetto che spesso viene sottovalutato da chi naviga in rete e che non rinuncia a spargere odio (da qui il neologismo “haters”): i gesti che si commettono scrivendo sui social o sui gruppi di messaggeria, dalle parole ai video, "possono essere penalmente rilevanti".

"Deve esserci la consapevolezza - ha ammonito Scattaretico - che il cyberbullo prima o poi viene beccato. I temi della giustizia possono essere anche talvolta lenti, ci sono da eseguire le indagini, ma non si scappa". E per evitare di arrivare fino a quel punto, l’invito alle vittime è proprio stato quello "a non isolarsi".

"La rete formata da genitori, da insegnanti e prima di tutto dai veri amici (spesso i primi a sapere) ha il dovere di stare vicino alle vittime". Praticamente ogni giorno alla Postale giungono denunce inerenti il cyberbullismo. "Si sta formando una sensibilità diversa. I ragazzi incominciano a rendersi conto della problematica, talvolta sono i primi a denunciare. Ma i problemi continuano ad aumentare e a volte sfuggono anche alla nostra esperienza. Pigiare un tasto è lo spazio di un attimo. E poi alcune volte non si può tornare indietro".

Ha quindi sottolineato l’importanza della formazione e di eventi come quello organizzato dalla consulta degli studenti. Ha vestito invece i panni dell’avvocato l’assessore Sgorbati: "Qui si sta parlando della vita delle persone, non ci si può permettere di scherzare. Prima di fare qualcosa fermatevi a pensare prima che sia troppo tardi. Parlatene con i genitori o con gli insegnanti. Bisogna prevenire"

Marcello Pollastri

Dal quotidiano Libertà di sabato 11 maggio 2018 

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Cinquanta segnalazioni in un solo liceo

L’inquietante dato emerso da un questionario distribuito tra gli studenti

Almeno cinquanta ragazzi di un liceo piacentino sono stati vittime di cyberbullismo. Il dato è emerso da un questionario che gli studenti che hanno curato il progetto hanno sottoposto in forma anonima a oltre 500 compagni di scuola.

Non solo: nelle scuole piacentine almeno uno o due alunni per classe è vittima di bullismo o di cyberblussimo. Lo hanno denunciato ieri nel corso dell’evento organizzato dalla consulta degli studenti Ammy Ruiz e Marco Fusco del gruppo giovani della Croce Rossa Italiana invitati al convegno per portare la loro esperienza.

Essi vanno nelle scuole per ascoltare, raccogliere le esperienze ed aiutare chi subisce atti di violenza, ma anche chi li mette in pratica. Molti, dopo, chiedono scusa quando però magari è troppo tardi.

Il cyberbullismo è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante gli strumenti della rete. I dati italiani di questo fenomeno sono particolarmente preoccupanti: oggi il 34% del bullismo è appunto online, in chat.

Far circolare delle foto spiacevoli o inviare mail contenenti materiale offensivo può costituire un danno psicologico. In Italia, secondo l’Indagine nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicata nel 2011 un quinto dei ragazzi ha trovato su Internet informazioni false sul proprio conto: “raramente” (12,9%), “qualche volta” (5,6%) o “spesso” (1,5%).

Marcello Pollastri

Dal quotidiano Libertà di sabato 11 maggio 2018 

 


Pubblicata il 12 maggio 2018