Il Respiro degli Insonni

Si è concluso con un successo straordinario e inatteso il secondo laboratorio teatrale dell'ISII, che ha visto impegnati dodici ragazzi degli indirizzi chimico, elettronico e informatico, nell'atto unico Il respiro degli insonni. Berlino 1942: l'altra Germania, dedicato ai sogni di pace e di eguaglianza del gruppo di resistenza Harnack/Schulze-Boysen.

Alle anteprime hanno partecipato moltissimi studenti dell'ISII ma anche del liceo "Gioia", del liceo "Respighi" e dell'Istituto "Romagnosi", che hanno condiviso con entusiasmo e vero spirito di solidarietà le emozioni e la fatica dei nostri attori. Il successo delle anteprime (esaurite entrambe) si è ripetuto anche la sera della prima ufficiale, in cui non soltanto si è registrato il terzo "tutto esaurito" in due giorni, ma si è resa necessaria una replica immediata, alle 22.30, per permettere ai numerosi spettatori rimasti esclusi dalla recita delle 21 di assistere alla pièce

Un grazie di cuore, da parte dell'autore e del regista, a Gian Luca Riggi, Luciana Baggi, Emanuele Italiano, Andrea Biasini, Mihaita Rusu, Sebastiano Groppi, Arianna Farao, Paola Shyti, Sara Paraboschi, Enrico Mandelli, Ernesto Paskali, Riccardo Perotti per la professionalità, l'intensità e la determinazione con cui hanno lavorato; al Centro Italo-Tedesco di Piacenza; al Goethe-Institut; alla Fondazione di Piacenza e Vigevano; a Spazio due, che ha ospitato le prove; all'ISII "G. Marconi" e al preside Mauro Monti; ai licei "Gioia" e "Respighi" e all'Istituto "Romagnosi" per aver voluto condividere questo momento così importante; infine al pubblico delle serali, torrenziale, caloroso e straordinariamente empatico.

A seguire l'articolo di recensione del quotidiano Libertà ed alcune immagini dello spettacolo

"Berlino 1942": la giustizia arriva dalle voci di chi era stato dimenticato

Emozionante spettacolo di Montenz, diretto da Ghezzi, in replica a grande richiesta

Con gli straordinari studenti-attori dell'ISIl "Marconi"
Un invito a restare umani tradotto in uno spettacolo unico
 

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Germania, Berlino, 1942. Il tempo della Storia è di pochi me­si, dalla primavera all'inverno. Dalla vita alla morte sotto i colpi della ghigliottina. Una storia non allegra, quella di un gruppo di amici che, riconosciuto il "male di stato", decise di fare resisten­za attiva al Nazismo hitleriano. Erano pezzi grossi, quelli dell'Or­chestra Rossa, come li chiamava la Gestapo, tra loro alti ufficiali e funzionar! ministeriali.

Certo non senza dubbi e timori ma de­terminati a gridare forte il marcio che si era radicato nel profondo della nazione, a colpi di ciclosti­le e azioni di disturbo, suscitan­do disobbedienza civile, aiutan­do oppositori e perseguitati e in­nervosendo con intelligenza l'establishment di regime. Non eroi, ma persone che hanno det­to "no" e hanno fatto di tutto, ag­grappandosi alla fiducia nell'es­sere umano, per far alzare la te­sta a connazionali lobotomizzatì da 9 anni di propaganda hitle­riana. Una grande storia di resi­stenza, un'azione di altissimo valore umano, etico e morale, esemplare, per astrazione, rispet­to alle zone buie del nostro pre­sente.

Un invito a restare umani tradot­to in uno spettacolo emozionan­te, energico, ritmato, capace di coniugare ricerca storica, spirito filologico, narrazione e azione, modernità di linguaggio e valore educativo, per il pubblico e per i 12 studenti-attori dell'ISIl "Mar­coni" che hanno lavorato mesi, fino ad una serie di recite che nei giorni scorsi hanno riempito quattro volte il Teatro San Matteo, inclusa una serale extra "in stecca" per andare incontro alle richieste del pubblico.

Un franco e meritato successo, insomma, ha baciato la seconda annualità del laboratorio teatrale gestito con i ragazzi del Marconi (una squadra valorosa composta quest'anno dagli "storici" ma an­che da diverse "new entry": buon segno!) dal regista Francesco Ghezzi e dal professor Nicola Montenz nel ruolo di ricercatore e di drammaturgo, all'interno di un percorso sviluppato in sim­biosi con l'istituto, gli insegnanti e il preside Mauro Monti, grazie al Centro Culturale Italo Tedesco di Piacenza diretto da Milena Tibaldi Montenz e al sostegno del­la Fondazione di Piacenza e Vi­gevano.

Nel contrasto tra partiture rumoristiche "industrial" il punk degli Anti Flag e tanti silenzi carichi di attesa e angoscia, tra movimenti coreografici compatti e potenti, "assoli" toccanti, situazioni lumi­nose di forte emotività, i ragazzi, anche chi ha dovuto fare la ne­cessaria parte del cattivo, hanno innervato di vibrante umanità e performance attoriali tutt'altro che scontate l'efficace potere metaforico e di sintesi messo in cam­po dalla regia, capace di scivola­re osmoticamente nelle pieghe di una drammaturgia lineare e chiara, che, prima di giungere agli interrogatori, alle torture, al­la prigionia, ai sentimenti nega­ti, fino al sanguinoso e disuma­no epilogo, ci accompagna nel dietro le quinte, nella quotidia­nità dei "cospiratori" e nel loro in­timo, restituendoci i profili a tut­to tondo di straordinarie umani­tà che hanno difeso idee giuste fi­no alla fine, fino al loro insabbia­mento perché non diventassero eroi.

Un quadro di amicizie e affetti profondi che l'attività politica e l'amore per il proprio paese rese­ro sempre più saldi, spezzato nel momento più intenso e conse­gnato, secondo le parole dell'ul­tima lettera di Libertas, moglie del tenente colonnello dell'avia­zione Harro Schulze Boysen, a una «eterna primavera».

Lunghi e meritatissimi applausi per Gian Luca Riggi, Luciana Baggi, Emanuele Italiano, Seba­stiano Groppi, Andrea Biasini, Riccardo Perotti, Arianna Farao, Paola Shyti, Enrico Mandelli, Mihaita Rusu, Sara Paraboschi ed Ernesto Paskali.

Pietro Corvi

Dal quotidiano Libertà - mercoledì 13 giugno 2018

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Pubblicata il 19 maggio 2018