Salma: volontaria Caritas

Salma, egiziana "Io volontaria alla Caritas per restituire"

La diciannovenne, arrivata in Italia nel 2015, prossima alla maturità all’ISII Marconi: "Vicina a chi ha bisogno, così come lo sono stati con noi"

Salma Abdelrazek ha 19 anni e statisticamente rientra in quel 24 per cento di alunni non italiani sui banchi di scuola di Piacenza. Dietro ogni numero si nasconde una storia. Quella di Salma parte dall’Egitto, dove è nata, e da dove, nel 2015, è partita alla volta dell’Italia, Piacenza, per ricongiungersi col padre. Con la ragazza, due fratelli più piccoli e la mamma. Piacenza come Marte, al primo contatto.

Salma, è vero che all’inizio pensavi si trattasse solo di una vacanza. Del tipo, da papà due mesi e poi si torna in Egitto?

"È così, credevo davvero sarebbe stato un breve periodo. Invece non era così. Ho cominciato a frequentare la terza media alla Faustini-Frank. Cosa sapevo dire in italiano? “Ciao”, e nient’altro. All’inizio è stato davvero difficile, andavo a scuola ma capivo a stento. E dire che nella mia classe su 21 alunni c’erano solo due italiani. Ma la maggioranza degli stranieri parlavano già l’italiano. Io no. Io e tre neo arrivati nell’ora di italiano venivamo portati fuori dall’aula per lezioni di lingua. Sempre a scuola sono avvenuti corsi di alfabetizzazione. Diciamo comunque che per parlare così come oggi l’italiano mi ci sono voluti due anni di tempo".

Salma ha 19 anni e sosterrà tra un mese la maturità all’ISII Marconi

Dopo la terza media fai una scelta non banale. Ti iscrivi in una scuola tecnica, prevalentemente maschile, l’ISII Marconi, e scegli l’indirizzo di chimica.

"In classe ho trovato quattro ragazze, con me, e io l’unica immigrata. All’inizio ricordo che provavo una grande timidezza, temevo sempre di dire qualcosa di sbagliato. In casa si continua a parlare arabo, del resto. Parlando del mio personale percorso di integrazione, che c’è stato ed è stato positivo, devo ammettere che all’inizio ero io stessa a coltivare la sensazione che non sarei stata accettata in quanto straniera, l’unica per di più. E invece, una volta superata questa paura, ho instaurato buonissimi rapporti con i compagni. In passato soltanto uno di loro ha cercato di bullizzarmi per il mio stato di immigrata, e di musulmana Ma la cosa è finita nel niente".

Salma, i tuoi compagni di scuola li frequenti anche fuori?

"No, prevalentemente frequento tanti ragazzi egiziani che vivono a Piacenza, e tra noi si parla l’arabo".

Avevi 13 anni quando hai deciso di indossare il velo. Hai subìto il peso di pregiudizi?

"Prego, ho fatto il Ramadan, ma come dicevo in passato ho avuto problemi con un solo compagno, per la mia diversità. Il velo? Un giorno ero in autobus con mia madre. E una signora, piuttosto irrispettosa, diceva che noi arabe velate siamo donne considerate inferiori dai loro uomini, e oggetto di violenze da parte loro. Per fortuna, Piacenza in generale è una città molto accogliente. E occasioni di ascoltare parole così sprezzanti sono rarissime".

Salma, dicevi che dopo la maturità ti iscriverai all’università, forse ambito scientifico. Ma al momento continui a fare volontariato. Alla Caritas, giusto?

"È così, da qualche tempo abbiamo ripreso, dopo le restrizioni. Aiuto in cucina. Una musulmana volontaria in un’istituzione cattolica? Io vedo solo uomini e donne. Ho cominciato col volontariato alla Caritas attorno ai 16 anni. C’era stato un periodo in cui papà aveva perso il lavoro e ci eravamo trovati in grande difficoltà. In tanti ci hanno dato una mano. A scuola ho ricevuto aiuto, ho ricevuto aiuto per imparare l’italiano. Mi piaceva l’idea di poter restituire l’amore che avevo ricevuto".

Simona Segalini

Dal quotidiano Libertà - martedì 18 maggio 2021