Scuola di umanità

Ragazzi maestri di tablet aiutano malati di Parkinson

Incontri per allenare la memoria. Tra i pazienti l’ex sindaco Guidotti:
"Adesso so cestinare le mail in un colpo". E gli studenti imparano la pazienza

Una classe di studenti dell’ISII Marconi, la 3 H Informatici, tiene lezioni speciali ai malati di Parkinson, ogni due settimane. Le materie sono whatsapp, facebook, Google, Skype, l’utilizzo di smartphone e tablet, come si naviga, come si utilizzano le applicazioni, la gestione delle mail.

Per i malati è un allenamento formidabile e un piacere il contatto con i giovani. Gli studenti di 16 anni hanno preso molto seriamente questo compito, svolto con una pazienza che ha stupito gli organizzatori. All’inizio intimoriti, si sono scoperti ottimi maestri digitali. Una storia di didattica e di solidarietà tra generazioni.

Digitare sul tablet per frenare il Parkinson
studenti del Marconi insegnano ai malati

Guidotti: "Non sono digiuno ma volevo liberarmi della spam"
Tonelli: "Per me è difficile pigiare sul touch screen"

 

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Studenti e malati di Parkinson intenti a scambiarsi le informazioni sull’uso degli smartphone, a sinistra si riconosce Guidotti, a destra Tonelli

È commovente e straordinario immaginare un ex sindaco, un artista, un ex insegnate di fisica e segretario della Camera del Lavoro chini su uno smartphone insieme a studenti di sedici anni che insegnano loro a usare Facebook o whatsapp, a liberarsi della posta indesiderata, a destreggiarsi tra le connessioni, insomma a rendere la vita di questi e diversi altri malati del morbo di Parkinson più ricca, più aggiornata, più capace di comunicare e di interagire con il mondo.

E così frenare la malattia, vincere i tremori e le rigidità muscolari. I ragazzi cosa imparano? La pazienza. È un’esperienza piacentina appena avviata grazie all’Unione parkinsoniani e continuerà fino ad aprile.

Tutor digitali

I tutor digitali sono i ragazzi dell’ISII Marconi. In campo c’è l’intera classe di 27 studenti della 3 H Informatici, che dedica un pomeriggio, il martedì, ogni due settimane, a questa impresa nella palestra di via Pallastrelli, controllando gli smartphone, i tablet, installando le applicazioni necessarie, e-mail, whatsapp, noiParkinson, Skype e insegnando con abilità le prime nozioni.

Divertente conoscersi

L’artista Roberto Tonelli è un parkinsoniano resiliente che combatte in tanti modi l’irrigidimento causato dalla malattia: "il mio problema è il touch screen, non riesco a digitare come vorrei, devo pigiare tante volte". Ma l’incisore è già uno studente avanzato "però avevo dei dubbi su come trasferire delle mappe di Google Earth o fare dei particolari copia e incolla, con il mio maestro Alessandro, anche se abbiamo io un Samsung e lui un Lenovo, siamo riusciti a sbrogliarcela". Un’esperienza entusiasmante, confessa: "È stato divertente anche esserci conosciuti, a lui piace la corsa, a me piaceva".

Una Ferrari tra le mani

Gianguido Guidotti va a lezione accompagnato dalla moglie (non affetta da Parkinson). "Ci siamo messi in un angolino e un ragazzo sveglio ci ha dato una mano, non siamo del tutto digiuni - racconta l’ex sindaco di Piacenza - e di solito quando abbiamo problemi ci rivolgiamo ai nostri nipoti, anche ai più piccoli, che risolvono". Guidotti voleva saperne di più, voleva liberarsi in un colpo solo di duecento mail già viste sul computer in ufficio e collegate al suo Iphone. "Un altro problema è la spam, ho fatto montare un filtro e volevo comunicare al sistema operativo quelle indesiderate, come le sentenze, le guardino i miei figli io sono in pensione" scherza.

Le applicazioni sono una terapia fantastica: "Mi aiutano a rafforzare la memoria, a trovare percorsi nuovi nell’uso di mezzi eccezionali, se no è come avere una Ferrari o una Lamborghini per poi fare il girettino con la ‘500". Per Guidotti è stata un’esperienza molto bella: "questi ragazzi è come se fossero i nostri nipoti". La lezione funziona nei due sensi, per gli studenti - dicono gli insegnanti - è un bagno di concretezza, di realtà.

Trattenere la memoria

E di questo parla l’ex sindacalista Gaetano Mantovani, che cinque anni fa, a 72 anni, ha scoperto di avere il Parkinson e oggi per trattenere la memoria che vuole volar via si tiene attivo in molti modi, anzitutto con la lettura, ma anche con le lezioni digitali questa volta sui banchi, non dietro alla cattedra di fisica: "E’ un’esperienza molto importante soprattutto per i ragazzi, li mette in contatto con i problemi della vita e valorizza la capacità di assumere delle responsabilità, a noi parkinsoniani poi fa molto fa piacere".

Mantovani peraltro si confessa pigro con lo smartphone e preferisce delegare alla moglie Mirella le ricerche su Google. "Come associazione - spiega Enrico Bettinotti, presidente dell’Unione parkinsoniani - vorremmo restare collegati fra noi utilizzando la posta elettronica o whatsapp e attivare collegamenti con i nostri malati che non possono muoversi da casa per consentire loro di seguire l’attività della associazione e partecipare alle conferenze che organizziamo con i medici, abbiamo intenzione di aprire i fascicoli sanitari elettronici per chi lo desidera, in futuro usufruire della telemedicina, ma non siamo forse così bravi, un po’ troppo vecchi e lenti".

L’incontro di partenza dell’esperienza digitale tra studenti, insegnanti, parkinsoniani e caregivers ha riunito una cinquantina di persone. "Nessuno credeva che questi ragazzi di 15-16 anni avrebbe avuto la pazienza e voglia di istruire persone che potevano essere i loro nonni, invece il miracolo è avvenuto".

L’associazione è presso la Croce Rossa in viale Malta 5, info: 338-5858664 o parkinsonpiacenza@gmail.com.

Patrizia Soffientini

Dal quotidiano Libertà - Domenica 10 febbraio 2019

"Prof, ma io ho un po’ di paura"
Dal nervosismo alla complicità

"Il nostro compito è stato facile perché i nostri “discenti” erano molto interessati"

Non è stato un salto nel vuoto quello che ha proiettato in cattedra i 27 studenti della classe 3 H chiamati a insegnare l’uso dei dispositivi digitali ai soci dell’Unione parkinsoniani. Il tutto è stato preparato con cura in classe, eppure prima di iniziare hanno tutti un po’ di paura.

I più diligenti tradiscono nervosismo nell’organizzare i gruppi di lavoro, mentre gli altri lo dissimulano rosicchiando unghie, torcendo capelli, torturando gli strappi dei jeans. "Oh prof, io ho paura" ammette uno con l’aria da bulletto. "E se poi qualche anziano è razzista con me?" è il timore di Maruan, che ha i voti alti ma anche la pelle scura.

Poi però si rivelano tutti bravissimi e trascorrono più di due ore accanto ai loro allievi, acquisendo disinvoltura via via che l’incontro procede. I loro apprendisti sono soddisfatti e loro pure. "Per me è stata un’esperienza decisamente positiva - ci racconta Zuzanna, sedicenne di origine polacca che sogna di prendere almeno due lauree perché la cultura è importante - ho affiancato un signore anziano che è arrivato con la moglie.

Faticava a parlare a causa della malattia, ma poi si è aperto è mi ha raccontato di aver lavorato una vita con i computer e di provare sconforto nel non riuscire a fare quasi più niente. È arrivato triste ma se ne è andato sollevato, ringraziandomi tante volte. Mi ha commossa il fatto che mi abbia chiesto di lasciargli il mio nome scritto su un biglietto, perché temeva di dimenticarselo da qui al prossimo incontro".

Anche Alessandro è entusiasta dell’incontro: "Vedevo il sorriso sulle facce di tutti". E commenta che svolgere il loro compito di insegnanti è stato facile perché i loro "discenti" erano molto interessati: "Ora capisco meglio la fatica che fanno i miei insegnanti quando devono richiamare continuamente l’attenzione". Ci dice che con il suo studente ha avuto feeling e condivide parecchi interessi, mentre dell’esperienza del volontariato, che non gli è nuova, dice che per lui "è un modo per restituire le tante cose belle che la vita ci ha dato gratuitamente".

Alla fine è andata più che bene anche a Maruan, il ragazzo di origine marocchina che temeva discriminazioni. È rimasto insieme al suo allievo fino all’ultimo, l’ha persino accompagnato alla porta e aiutato a mettersi la giacca. "Saranno felici di rivedersi la prossima settimana", commenta una sua compagna.

_Sara Bonomini

Dal quotidiano Libertà - Domenica 10 febbraio 2019


Pubblicata il 10 febbraio 2019

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