Rap anti-bullismo

Un rap anti-bullismo Michael:
"L’ho subìto e adesso ve lo canto"

Le terze dell’ISII Marconi incontrano il rapper MEiD: avevo 13
anni, è stato molto importante il sostegno dei miei genitori

rapper

Un rap contro il bullismo, malattia sociale dei nostri giorni, per ricordare che anche se una cura universale non esiste, superare il trauma è possibile. È questo il messaggio che Michael Bernardoni, in arte MEiD, vuole lanciare con il video musicale “A testa bassa”, attraverso il quale racconta la propria esperienza, purtroppo sempre meno eccezione, di vittima di bullismo a scuola.

Oggi, all’età di soli diciannove anni, quell’esperienza è in grado di condividerla non solo attraverso le canzoni, ma anche attraverso il dialogo con gli studenti medi di mezza Italia. Di fronte a lui, ieri, le classi terze dell’Istituto ISII Marconi, per l’incontro organizzato in collaborazione con il Teatro Gioco Vita.

Un ritorno in città per l’artista cremonese, ospite già lo scorso dicembre al Teatro Filodrammatici per “BULLISMO web side story”, un progetto promosso da Prefettura di Piacenza e Comune di Piacenza, con Teatro Gioco Vita, MIUR - Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna/Ufficio IX - Ambito territoriale di Parma e Piacenza - Sede di Piacenza e AUSL di Piacenza.

Un ritorno durante il quale, sfoderando una dimestichezza da veterano, il rapper fa socraticamente da maieuta, incoraggiando gli studenti a partorire le proprie idee attorno al tema. “Chi sono i bulli?” - chiede, sfidando la timidezza iniziale della platea e senza pretesa di avere la verità in tasca. E le risposte pullulano, tracciando i contorni di una figura nota alla memoria emotiva, della quale, eppure, si fatica a parlare.

“Dietro la presunta forza del bullo, si cela una fragilità vera, conseguenza magari di una situazione famigliare che non si riesce a risolvere” – commenta uno studente. “Si sente l’obbligo di dimostrarsi forti per farsi apprezzare dalla propria compagnia”, continua un altro. Pian piano il messaggio si compone: “Il bullismo si può affrontare e la forza di volontà è determinante. Sebbene non esista una soluzione preconfezionata – precisa MeiD – esiste sempre una cura, la propria.

Sono stato vittima di bullismo quando avevo tredici anni e frequentavo le medie. Ho passato sei mesi in cui non ho vissuto dal punto di vista relazionale. Cambiare scuola e ricevere il sostegno dei miei genitori è stato un modo per andare avanti. Il consiglio che posso dare è di parlarne. Qualsiasi persona che meriti fiducia è importante. Non si è mai soli”. Dall’altro lato di quel muro di sfiducia che il bullismo cuce attorno la vittima ci sono, oltre a famigliari e amici, anche i professori.

“Non si tratta solo di violenza fisica, ma anche di violenza psicologica e di  piccoli soprusi quotidiani, come possono essere gli spintoni per prendere la merenda per primi. Nel nostro istituto non abbiamo vissuto episodi eclatanti – spiega Giuseppe Bussandri, docente di religione. Ma la guardia va sempre tenuta alta, perché fa parte dei nostri compiti salvaguardare la serenità dei nostri allievi”.

Pier Paolo Tassi

Dal quotidiano Libertà - mercoledì 27 febbraio 2019

A seguire il video di Telelibertà dedicato all'evento.


Pubblicata il 28 febbraio 2019

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