Il Prefetto contro il bullismo

Il prefetto Falco esorta i ragazzi "Urlate la vostra sofferenza"

Progetto Concittadini 2019, primo incontro in Prefettura di sessanta studenti piacentini

prefetto

Entrano guardinghi nella grande sala delle Armi, osservano gli affreschi e il soffitto altissimo, si accomodano sulle sedie e non appena il prefetto arriva ammutoliscono. Gli studenti delle classi quarte e quinte dell’ISII Marconi e degli istituti Romagnosi e Casali quasi sicuramente non sono mai entrati in Prefettura: lo hanno fatto per la prima volta ieri mattina in 60, grazie al Progetto Concittadini 2019 promosso dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Non è un caso che il prefetto Maurizio Falco abbia aperto le porte della sua “casa” ai ragazzi: "È un segnale di vicinanza – spiega – vorrei dialogare con loro, sentirli parlare". Il tema trattato ieri non è stato dei più semplici: difficile pensare che un adolescente si senta libero, in un luogo istituzionalissimo come la Prefettura, di dire la sua sulle "varie declinazioni del disagio giovanile".

Eppure qualcosa è scattato: non subito, il prefetto ha dovuto parlare per una buona mezz’ora, circumnavigando la questione e passando dai rischi delle incomunicabilità ai casi degli “hikikomori” che anche a Piacenza non mancano per arrivare ai sogni di queste nuovissime generazioni.

Il primo a rompere il ghiaccio è Andrea che sogna di andarsene lontano da Piacenza e di “buttarsi” nell’intrattenimento, anche se ancora non ha un’idea precisa del lavoro che vorrebbe fare: "Ma il mio futuro lo vedrei altrove, Piacenza è troppo stretta" dichiara convinto.

Non è il solo: superata l’iniziale timidezza verso il luogo e l’interlocutore, gli studenti intervengono, prendono la parola, ribattono alle parole del prefetto con idee chiare. "Voi dovete urlare, esprimere la vostra sofferenza e qualcuno vi ascolterà: è fare comunità ed è la nostra unica possibilità" spiega Falco nel mettere in guardia contro il rischio della solitudine e della incomunicabilità "che anche qui è forte".

Subito è Federica a rispondergli, esprimendo la sua "sfiducia negli insegnanti e nei grandi che magari non conoscono bene le situazioni che viviamo". A farle eco è anche Rita: "Non penso che i nostri professori e gli adulti in genere possano esserci così vicini: possono pure essere giovani dentro, ma hanno vissuto delle esperienze che noi ancora non abbiamo fatto e hanno una visione del mondo che è molto diversa".

Elena ribatte sottolineando che "è più forte la fiducia negli amici", Nicolas aggiunge che "è una società in cui ci si ascolta". Una società in cui però, lo evidenzia il prefetto, "alla piazza fisica si contrappone quella virtuale": "C’è da stare attenti, ma dipende anche dal nostro buon senso e non è solo una questione d’età" fa notare Martina, mentre Michele mette alla berlina gli influencer "che rischiano di trasformare i seguaci in amebe".

Allo stesso modo Concittadini rischia di trasformare gli studenti in cittadini attivi e consapevoli: ma è un rischio che si spera diventi realtà.

_Betty Paraboschi

Dal quotidiano Libertà - giovedì 28 gebbraio 2019


Pubblicata il 28 febbraio 2019

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