Montenz: scrittore, musicista, insegnante

Che emozione narrare la storia dell’Orchestra Rossa a Berlino

LO STUDIOSO PIACENTINO AL MEMORIAL DELLA RESISTENZA HA
INCONTRATO I DISCENDENTI DEGLI EROI FUCILATI DAI NAZISTI

Leggendo la bibliografia di Nicola Montenz e, soprattutto, sfogliando tutti i suoi libri, si ha l’impressione di un crescendo di verità. Verità raccontate non solo con la precisione indomita dello studioso, ma anche con un impeto di giustizia. E un senso del rispetto tutt’altro che “spicciolo”, quello che si prova nel momento in cui si dà voce a chi non c’è più. Al coraggio e alla dignità di chi è stato ucciso perché ha creduto che lottare perché i propri figli vivessero in un mondo libero valesse la propria vita. Con Montenz, parliamo della sua ultima creatura letteraria, un libro “vivo”, che racconta una storia d’amore e di antinazismo, quella degli eroi della Resistenza della “Rote Kapelle”.

S’intitola “L’eterna primavera. Libertas Schulze-Boysen e l’Orchestra Rossa” (ed. Archinto). I più importanti quotidiani nazionali hanno dedicato doppie pagine a questo suo lavoro, ma il riconoscimento più tangibile è stato ricevere la chiamata a presentarlo al German Resistance Memorial Center di Berlino, dove l’autore si è recato nei giorni scorsi e dove ha incontrato una persona molto speciale: Hans Coppi, figlio di Hilde Coppi. Hans oggi è un importante storico della Resistenza tedesca. Sua madre Hilde, moglie di Hans, giustiziato qualche mese prima della donna perché lei era incinta, venne ghigliottinata poco dopo aver dato alla luce il figlio, che Nicola ha incontrato personalmente. A lui, sono giunte parole di stima e gratitudine anche da autorità ministeriali e da intellettuali tedeschi. Ma quella di Hilde Coppi è solo una delle “voci” a cui lo scrittore piacentino ha ridato la parola ed è lui stesso a raccontarcelo.

Com’è arrivato l’invito da Berlino?

"È giunto da Hans Coppi, che sull’invito ha riportato un suo colloquio con la figlia di Rose Schlösinger, Marianne Sideri. Rose era la moglie dell’interprete al ministero degli Esteri Bodo, suicida al fronte. Anche lei venne uccisa nelle esecuzioni della cosiddetta Orchestra Rossa, che comprendeva politici, intellettuali ed eroi della Resistenza antinazista, sterminati tra il 1942 e il 1943. Tra questi, c’erano i coniugi Schulze-Boysen, Harro e Libertas, colei che rappresenta il fulcro del mio libro, citata nel titolo, attorno alla quale si ritrovavano tutti gli altri. Per Marianne Sideri, l’unione tra arte e letteratura all’interno del mio libro riporta un vero e proprio quadro storico delle vicende vissute dalla madre Rose. Ho avuto modo di incontrarla e di parlarle e la ringrazio in fondo al libro".

Chi altri ha incontrato al Memoriale della Resistenza Tedesca?

"È stato un incontro con tante realtà diverse in quello che è l’unità centrale, l’unico luogo della Resistenza Tedesca. C’erano il signor Coppi ed altri che, a titolo diverso, erano discendenti di membri dell’Orchestra Rossa. Ed inoltre rappresentanze dell’Anpi Berlino Brandeburgo. Si è trattato di un incontro molto bello, che nominalmente era la presentazione del libro ma che, in realtà, è stato uno scambio di opinioni e di posizioni. Certamente è emersa l’idea che questo libro non è stato scritto per caso, in un momento in cui i membri della AfD stanno utilizzando la Memoria della Resistenza per dire che gli ufficiali del 20 di luglio sono come loro perché resistono alla dittatura, come loro devono resistere alla dittatura della Merkel. A Berlino ho assistito a un dibattito tra discendenti degli ufficiali del 20 di luglio che erano inorriditi per questo".

Che aria tira oggi in Germania ?

"Nei giorni in cui ero là si sono organizzate tantissime manifestazioni importanti sulla Resistenza, alla soglia delle elezioni di Brandeburgo, in cui poi l’ultradestra ha ottenuto circa il 23%. In un’Europa dove le forze di estrema destra sono sempre più pericolose. Anche per questo, credo sia importante parlare della Resistenza".

Come si fa ad approfondire simili tragedie senza esserne sopraffatti?

"Ho certamente elaborato un distacco. Ho però trovato molto toccante mettere piede nel cortile da cui è partita l’Operazione Valchiria ed essere stato chiamato a parlare là dove sono stati fucilati Stauffenberg e Von Haeften. E constatare la partecipazione, l’interesse e un senso di comunanza umana - io italiano, loro tedeschi - perché c’era qualcosa che ci accomunava: la loro storia. Mi sono sentito parte di un unico organismo correspirante, in nome del medesimo valore che è quello della libertà di pensiero. È stato molto bello, a maggior ragione perché quelle persone hanno sofferto perdendo i loro genitori, uccisi per il valore della libertà. E mi hanno, forse, valorizzato ancora di più, per quello che potevo meritare con il mio lavoro. Posso dire che ci siamo sentiti davvero tutti europei, cittadini di un medesimo mondo ideale, condividendo gli stessi valori e disconoscendo gli stessi disvalori, anche quelli del mondo contemporaneo, presenti ovunque e pure in Italia. Infine sono grato all’editore Archinto, che ha sempre accolto con fiducia e sostenuto le mie proposte".

A Piacenza, all’Isii Marconi, ha creato un laboratorio teatrale dedicato alla Resistenza.

"Ho scritto vari testi e, con la regìa di Francesco Ghezzi, i ragazzi sono stati coinvolti e hanno realizzato spettacoli molto belli. Sono stati incredibili e l’esperienza di laboratorio teatrale ha, in alcuni casi, fatto emergere l’impegno di chi, magari, stava un po’ svogliato in classe e invece si è poi rivelato maturo e capace di sostenere un ruolo “forte”, dopo aver colto l’importanza della storia e del messaggio che recava. Credo sia fondamentale trasmettere i valori della Resistenza agli studenti, soprattutto oggi".

C’è qualcosa del suo essere anche un musicista nella stesura di questo libro?

"Io sono un filologo di formazione e una ricaduta, sia sulla scrittura che sulla musica, è il fatto che applico la stessa metodologia di ricostruzione, quando mi pongo come interprete della musica e quando mi pongo come interprete dei fatti. La musica, secondo me, necessita di un percorso di ricostruzione completo. E il fatto stesso del passato che ti sfugge e che, se non sei tu a riportarlo indietro, non c’è più, necessita dello stesso metodo".

Eleonora Bagarotti

Dal quotidiano Libertà di lunedì 30 settembre 2019

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Nicola Montenz durante una lezione all’Università Cattolica. Di recente ha tenuto lezioni all’Università di Londra

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Una panoramica interna del Gedenkstätte Deutscher Widerstand a Berlino, che ha ospitato l’incontro

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Montenz in conferenza al Municipale, dove propone cicli tematici musicali, e la copertina del suo ultimo libro

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Nicola Montenz al clavicembalo durante un concerto con il fratello gemello Lorenzo all’arpa

LA BIOGRAFIA

TRA UNIVERSITA' RICERCA, CONFERENZE CONCERTI E TEATRO

Nicola Montenz è nato a Piacenza. Ha conseguito laurea e dottorato in Filologia classica ed è diplomato in Organo e composizione organistica. Nel 2006 ha esordito con il romanzo ”Gli specchi di cenere”. A questo lavoro, Montenz ha affiancato la sua ricerca su testi greci poco noti dell’imperatore Giuliano l’Apostata e del neoplatonico Sinesio di Cirene, alcuni opuscoli morali di Plutarco, pubblicati da Archinto. Il suo saggio “Parsifal e l’Incantatore: Ludwig e Richard Wagner” esce nel 2010 ed è considerato già un classico imprescindibile, tradotto in molte lingue in vari Paesi del mondo. Nel 2011 ha curato l’edizione italiana dei carteggi tra Gustav Mahler e Richard Strauss: “Il cammino parallelo”. E, sempre per Archinto, ha pubblicato nel 2013 “L’armonia delle tenebre. Musica e politica nella Germania nazista”. Accanto all’attività editoriale e all’insegnamento all’ISII Marconi di Piacenza e alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica a Milano, coltiva l’attività concertistica, in formazioni da camera dedicate alla musica barocca, talvolta in duo con il fratello Lorenzo, noto arpista. Scrive testi teatrali, messi in scena con grande successo. 


Pubblicata il 30 settembre 2019

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