Mancano Tecnici in fabbrica

Rolleri e l’appello della meccanica piacentina "Mancano troppi giovani tecnici in fabbrica"

Già si pensa ad un corso post-diploma per formare queste indispensabili figure. I maturandi dell’ISII all’Open day

Quando si dice le risorse umane. Nuovi tecnici sono indispensabili al sistema Piacenza che si regge in gran parte sulle sorti della meccanica. Ma i tecnici (l’operaio di un tempo ormai ha dismesso la tuta blu e indossa il camice) sono ancora troppo pochi. L’appello delle industrie è forte. Tra le imprese della metalmeccanica si accarezza l’idea di far nascer un ITS, un corso post-diploma per il settore come ne esiste già uno per la logistica. Per fortuna il legame con certe scuole, come l’ISIIi Marconi, garantisce il minimo vitale per avere buoni e ricercatissimi addetti. Ma non basta. Il tema della forte carenza di figure professionali è riemerso nella recente riunione della sezione meccanica di Confindustria (142 imprese, le maggiori ma non le sole), presieduta da Francesco Rolleri (Rolleri Spa).

"Siamo all’interno di un periodo fondamentale per l’economia piacentina - sottolinea Rolleri - è necessario dare una fortissima svolta per la formazione e le scelte di studenti nell’ambito dell’orientamento e dei percorsi scolastici, avvicinando le famiglie ad una realtà profondamente cambiata delle aziende metalmeccaniche". Capire cosa è oggi un’impresa di questo tipo che realizza macchine utensili o fa parte della filiera collegata "è la sfida del futuro". "Oggi il lavoro è più leggero sotto il profilo fisico, richiede una formazione superiore, i macchinari sono a controllo numerico al novanta per cento, bisogna saperne di disegno, di informatica di base, l’operaio di una volta oggi è un tecnico che nella maggior parte dei casi lavora in ambienti con elevato livello di pulizia e ha davanti ottime possibilità di soddisfazione economica dopo la formazione". Un giovane scolarizzato, formato dall’azienda, può iniziare con 1.300 euro al mese, e dopo sette-otto anni, guadagnarne sui 2 mila, molti di più se è disposto ad andare all’estero.

Di come si è trasformata la fabbrica si è parlato anche nei giorni scorsi al Metal Working Day che si è svolto a Gossolengo e ha richiamato studenti maturandi di quinta dell’ISII Marconi molto interessati alle nuove applicazioni, come spiega Gianluca Andrina (Bft Burzoni, oltre a presiedere Isii Group che riunisce gli ex studenti dell’Istituto Marconi), in vetrina tre imprese di primo piano, la Bft Burzoni che commercializza utensili per lavorazioni meccaniche, Answers e Romi Italia che produce macchine utensili brasiliane. Un momento di incontro per addetti ai lavori ma anche per i giovani, che preannuncia “Il Futuro è qui” del 7 dicembre in aula magna all’ISII. "Si è parlato di strategie di lavorazioni meccaniche alternative, innovative - sintetizza Andrina - di smart factory".

Rolleri

Il Metal Working Day, seconda edizione, allo stabilimento Romi, da sinistra Fabio Salmeri (Romi Italia), Francesco Vanini (Bft Burzoni), Arianna Burzoni, Francesco Rolleri, Gianluca Andrina (Bft Burzoni e ISII Group)

Il tema dell’orientamento verso studi lunghi e non in armonia con il mondo del lavoro piacentino è riemerso in questo contesto: "spesso i ragazzi non hanno la preparazione che serve - riprende Rolleri - il rapporto tra industrie e istituti tecnici diventa sempre più importante, così come avere laboratori aggiornati, quali il Promeca". Un corso post-diploma potrebbe affinare le competenze, ma anche "riconvertire professionalità di chi ha una base culturale importante ma potrebbe aver sbagliato il corso di studi ed essere disoccupato, ci si può riconvertire in modo professionale".

Dai tecnici fresatori, rettificatori, tornitori, ai disegnatori meccanici, con competenze nelle procedure di gestione dei reparti e sul sistema qualità e sicurezza, i profili sono vari e la formazione specifica in azienda indispensabile, ma le soddisfazioni non mancano. Chiediamo a Rolleri che momento economico attraversa la meccanica piacentina: "Stiamo vivendo una fase ancora discreta dopo la grande raccolta di ordini del 2018 e inizi 2019, ma ci sono i primi segnali di diminuzione". Una flessione è da mettere in conto. E in quanto alla crisi Ilva e all’approvvigionamento di acciaio che riguarda anche forniture locali: "E’ una situazione molto preoccupante, l’acciaio è una delle attività industriali italiane alle quali non possiamo rinunciare, siamo una nazione di trasformatori e perciò avere una parte di materia prima a disposizione e controllarla è fondamentale, gli altiforni non devono spegnersi, ma non si può cambiare le regole a contratto firmato, questo toglie credibilità di fronte all’imprenditore".

Patrizia Soffientini

Dal quotidiano Libertà - Martedì 19 novembre 2019


Pubblicata il 19 novembre 2019

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