Incontro con Geda e Magnone

"Il romanzo di una città sconvolta da un virus ci ricorda questi giorni"

Una classe di studenti dell’ISII Marconi ha “incontrato” online gli scrittori Fabio Geda e Marco Magnone autori della saga

Nel mese di gennaio abbiamo iniziato a leggere il primo romanzo della serie Berlin, I fuochi di Tegel. La storia mette al centro della narrazione una città, Berlino, sconvolta da un virus che ha cancellato il mondo degli adulti, lasciando una terra popolata da adolescenti, cioè da ragazzi come noi che, all’improvviso, devono sbrigarsela da soli. Su questo romanzo abbiamo sviluppato una serie di attività con la nostra insegnante di italiano, la prof.ssa Maria Carla Righetti, e proprio ragionando insieme è uscita l’idea di contattare Fabio Geda e Marco Magnone, autori della saga. Eravamo parecchio agitati, abbiamo preparato una raffica di domande, tante curiosità erano uscite durante il “Reading circle”, ora avrebbero trovato risposta.

Sono stati dei grandi, hanno accolto subito il nostro invito e ci hanno dedicato tempo per rispondere alle domande sul romanzo e sulla saga, ma abbiamo scoperto qualcosa anche su di loro, sulle loro passioni e sul mestiere di scrittore. Alcune cose ci hanno particolarmente colpito. Cercando un conoscitore di Berlino, che nei romanzi diventa una sorta di isola urbana, Fabio Geda si imbatte in Marco Magnone. Abbiamo scoperto che tra Marco e Berlino c’è stato un vero e proprio colpo di fulmine, dal momento in cui è sbarcato nella capitale tedesca per frequentare l’Erasmus nel 2005.

"Luogo carico di storie, di fascino, con un fascino diverso da quello di tutte le città che avevo visto fino a quel momento, fatto di cicatrici, fatto della storia che aveva subito Berlino nel ‘900 che parlava ancora dalle sue strade, dai suoi palazzi abbattuti, svuotati". Queste emozioni e questo rapporto ha voluto trasferirli in Bernd, un personaggio del romanzo. Tra i due scrittori si è instaurata una grande amicizia che ha portato Marco a imparare “il mestiere” da Fabio. Un aspetto che ci ha fatto piacere è stato il desiderio dei due autori di non lasciare il monopolio della scrittura di questo genere letterario agli scrittori di lingua inglese, di ambientare i romanzi in Europa, per dare risalto alla nostra storia e al nostro immaginario.

La preparazione e la gestazione della saga hanno richiesto molto più tempo di quanto pensassimo, circa due anni, perché i due scrittori hanno dovuto immaginare lo sviluppo dei personaggi e della storia su un tempo molto lungo. Anche se virtuale la chiacchierata con Fabio e Marco ci ha comunicato emozioni reali e un’idea molto più chiara di come sia difficile ma creativo e soddisfacente lavorare in team.

La classe 2E ISII G.Marconi - Dal quotidiano Libertà venerdì 5 giugno 2020

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Fabio Geda   Marco Magnone

I FUOCHI DI TEGEL

"Quelle storie, i personaggi e i flashback fanno diventare noi stessi protagonisti"

Ci troviamo a Berlino ed è l’aprile del 1978. La città è deserta, in tre anni un virus ha colpito e ucciso tutti gli adulti. Gli unici superstiti sono per lo più adolescenti, divisi in cinque gruppi che occupano come base diversi luoghi della città: Zoo, Gropiusstadt, Tegel, Reichstag, Havel. Lottano ogni giorno per sopravvivere, hanno un’unica certezza: che dopo i sedici anni anche loro saranno destinati a morire.

La vita in queste tribù è dura e quasi primitiva. Spesso nascono conflitti che si risolvono grazie al gioco di squadra, alla coesione e alla solidarietà tra ragazzi che pur appartengono a gruppi differenti. Un giorno il delicato equilibrio che si è formato tra i gruppi viene spezzato dal rapimento di un bambino, le ragazze dell’Havel dovranno mettere da parte orgoglio e rancori verso le altre bande per ritrovare Theo, uno dei “nati dalla morte”.

I fuochi di Tegel è solo il primo dei sei romanzi che formano la saga di Berlin. "La caratteristica di questa saga è la dimensione fuori dal tempo, di solito queste storie sono ambientate in un futuro più o meno lontano, non nel passato - spiegano i ragazzi dell’ISII Marconi. - Questi romanzi ci appassionano ovviamente per l’ambientazione, per le storie e per i personaggi in cui ci immedesimiamo, che odiamo, ammiriamo e amiamo. I personaggi sono tanti e descritti in modo efficace. Proprio le vite dei protagonisti, così ben raccontate anche attraverso una serie di flashback, ti “tirano dentro” la storia".

"La vicenda narrata in Berlin - concludono i ragazzi - ci ha obbligato a riflettere, a raccogliere tanti stimoli, a rispondere alle stesse domande che si fanno i protagonisti. Come mi comporterei in un mondo senza adulti? Sarei in grado di farcela? Chi mi mancherebbe di più?".

cfr - Dal quotidiano Libertà venerdì 5 giugno 2020

Pubblicata il 05 giugno 2020

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